Corso di Java

Variabili e attributi II

 

Rivedendo la dichiarazione della nostra classe “Automobile”, possiamo notare che:

è possibile dichiarare più variabili dello stesso tipo scrivendo prima il tipo e poi i nomi delle variabili, separati da virgole;

Per i nomi delle variabili, occorre ricordare che:

 

Per quanto riguarda i nomi delle variabili esistono, oltre che i limiti e gli obblighi del linguaggio, una serie di convenzioni, proposte dalla stessa Sun Microsystems, per semplificare e uniformare la stesura di programmi Java da parte di diversi sviluppatori.
Discuteremo in seguito dell’importanza di seguire queste convenzioni; per ora rileviamo solo che non si tratta di specifiche vere e proprie del linguaggio, ma di una serie di accorgimenti da adottare (se si vuole) quando si scrive un programma in Java.
Poiché il programmatore è un animale scorbutico e abitudinario, fortemente legato al proprio modo di scrivere, esso potrà trovare irritante questi ulteriori vincoli e decidere di non attenervisi, la qual cosa non pregiudica la qualità del codice scritto.
Per chi comincia adesso a programmare è utile seguire questi consigli, che possono essere utili anche per altri linguaggi al di là di Java, e che comunque sono dettati dal buon senso e da anni di esperienze nel campo della programmazione.
Per tutto il corso, dove possibile, cercheremo di adottare queste convenzioni; per i nostri progetti personali ognuno potrà adottate il criterio che più ritiene opportuno.

Per nostra fortuna le convenzioni per i nomi delle variabili non sono nulla di limitante o di clamorosamente nuovo.
Eccole:

  1. Tutte le variabili sono scritte in lettere sia maiuscole che minuscole con la prima lettera minuscola e le parole interne iniziano con una lettera maiuscola.
  2. I nomi di variabile non devono iniziare con caratteri di underscore _ o di segno di dollaro $, sebbene siano entrambi permessi.
  3. I nomi di variabile dovrebbero essere corti ma significativi.
  4. La scelta di un nome di variabile deve essere mnemonica — cioè pensata per indicare ad un casuale osservatore l’utilizzo che ne viene fatto.
  5. I nomi di variabile di un solo carattere dovrebbero essere evitati, eccetto per variabili di comodo. Nomi comuni per variabili temporanee sono i, j, k, m, ed n per gli interi; c, d, ed e per i caratteri.



Esempi di variabili che seguono queste convenzioni sono:

float quantitaBenzina;
char c;

Per queste ed altre convenzioni, possiamo fare riferimento al documento “Convenzioni per la codifica di programmi Java”, distribuito parallelamente a questo corso.
Spesso nei nostri programmi abbiamo necessità di avere dei valori costanti, magari condivisi da certi metodi dell’oggetto.
In Java è possibile specificare una costante, ossia una variabile il cui contenuto non viene modificato durante l’esecuzione, tramite la parola chiave final.
Nel nostro caso, ad es., la capacità massima del serbatoio dell’automobile, il livello della riserva e il consumo non sono valori che variano una volta che sono stati assegnati.
Dovremo allora correggere le definizioni e porre:

final float capacitaSerbatoio, livelloRiserva, consumo;
float quantitaBenzina;

Nella lezione successiva vedremo quali sono i tipi che possiamo utilizzare per le nostre variabili.

 

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