Nelle precedenti lezioni, dedicate alla sicurezza dal punto di
vista operativo, abbiamo parlato e visto assieme tutta una serie
di pericoli tecnici che attendono al varco il navigatore e che possono
minare la sua privacy in internet. In questa lezione esamineremo
invece il problema dal punto di vista di coloro che si occupano
direttamente della sicurezza informatica e che quindi sono, in un
certo senso, i nostri maggiordomi. Cercheremo cioè di fare un breve
punto sulla situazione attuale.
Nei romanzi gialli classici gli autori ci hanno spesso abituato
che il vero colpevole del mistero non è il giovane figliuol prodigo
bensì il severo e compassato maggiordomo. Ovvero colui al quale
spettava la responsabilità della gestione delle grandi dimore aristocratiche
dellepoca.
Nei moderni sistemi di gestione aziendale chi sono i maggiordomi?
Il loro posto oggi è occupato dagli amministratori di rete.
A detta degli stessi esperti, lo sviluppo di sistemi assolutamente
sicuri è praticamente impossibile ed anche i sistemi più curati
dal punto di vista della sicurezza possono poi rivelarsi vulnerabili,
magari da parte di utenti legittimi che abusano dei privilegi a
loro concessi.
Le cronache sono piene di esempi di questo tipo. Allo stesso tempo
è preoccupante notare come sia sottovalutato il tema della sicurezza
informatica e quante siano le aree di informazione pubbliche e private
sprovviste di adeguate sistemi di protezione. Questa situazione
è particolarmente grave se si considera che le tecnologie oggi consentono
di mettere a punto valide difese contro le intrusioni e spesso la
carenza sta nella mancanza di sensibilità e di attenzione da parte
dei responsabili della gestione dei sistemi informatici.
Sembra inoltre che, indipendentemente dal sistema operativo utilizzato
per la gestione dei servers, sia esso Linux piuttosto Windows NT,
i pirati informatici sfruttino a fondo buchi nella sicurezza causati
da bugs già da tempo segnalati e conosciuti e per i quali sia la
casa di Redmond che le varie distribuzioni del Pinguino hanno già
da tempo realizzato e distribuito le relative patches.
Scarsa cultura, mancanza di tempo, poche informazioni da parte dei
produttori sembrano essere le vere cause della vulnerabilità dei
sistemi e-commerce e e-banking.
Da dati pubblicati da organizzazioni come www.attrition.org e www.securityfocus.com
si evince che il 56% delle 3.746 violazioni di siti web segnalati
nel 1999 siano state causate dalla mancata applicazione delle patch
disponibili, mentre per i 5.823 casi segnalati nel 2000 la percentuale
sale al 99%.
Questi dati mostrano un quadro generale indipendente dal sistema
operativo usato. Se molti sistemi gestiti da Windows NT sono stati
colpiti sfruttando vulnerabilità note come la traduzione dei caratteri
Unicode, la cui patch era stata rilasciata da Microsoft ancora prima
della scoperta (agosto 2000), durante la correzione di un altro
problema, la recrudescenza di worm come Ramen, che dalla metà dell"anno
scorso ha permesso a tanti pirati di violare siti basati su sistemi
Linux, sfrutta un serie di vulnerabilità note del server wu-Ftp
dei servizi Rpc (Remote procedure call) o del software di stampa
Lprng.
Se la sicurezza delle proprie infrastrutture non sembra ai primi
posti nei pensieri dei responsabili IT, la privacy non sembra passarsela
meglio. Penso sia esperienza di ognuno di noi vedere come le nostre
caselle e-mail vengano periodicamente invase da spam e avvisi pubblicitari
non richiesti, alcuni dei quali inviati dagli stessi provider a
cui siamo abbonati più o meno gratuitamente per accedere in internet.
Lo spam in particolare rappresenta il fenomeno più odioso e antipatico
e contro il quale sembra ci sia ben poco da fare. Il peggio è che
a sua volta nasconde una insidia ancora maggiore: il fatto che i
nostri dati personali e sensibili siano a disposizione di persone,
enti, società a noi ignoti e che possano essere non solo utilizzati
per iniziative pubblicitarie e di marketing, ma che possano essere
ceduti senza il nostro consenso e in totale assenza di qualsiasi
controllo.
Nel corso di queste prime dieci lezioni abbiamo visto cosa prevede
la legge italiana sul tema della privacy, quali sono i suoi protagonisti
e abbiamo visto come sia possibile garantire la sicurezza dei dati
e delle informazioni personali a livello strettamente operativo.
Questo breve excursus terminerà nella prossima puntata con lanalisi
del software più conosciuto per la criptazione: il PGP (Pretty Good
Privacy). Parleremo non solo del programma in sé e delle sue potenzialità,
ma anche del suo inventore Philip Zimmermann, introdotto ai lettori
di Software Planet nel corso di una sua intervista pubblicata nella
quarta lezione, e delle implicazione scatenate da questo programma
negli Stati Uniti e del conseguente processo intentato al suo creatore.
Successivamente entreremo nel vivo della privacy parlando di spam,
che cosè, come evitarla e come difendersi, e di cosa bisogna
fare nel caso in cui si desideri ad esempio avviare una attività
commerciale in internet e sia necessario richiedere i dati personali
ai propri clienti.
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