E il Perl?
Bene, adesso abbiamo un Linux funzionante. Con ogni probabilità,
anche il Perl sarà stato installato. Per verificarlo, date il comando
"perl -v" (senza virgolette) su un qualunque terminale,
e osservate la risposta. Dovreste ottenere alcune righe che cominciano
con "This is Perl, version...". Se invece ottenete un
"comando non valido" o qualcosa del genere, il Perl non
è stato installato correttamente. In genere potete reinserire il
CD di installazione e far ripartire il programma di setup, per aggiungere
questo "pezzo" mancante. Assumendo che il Perl funzioni,
possiamo provare il nostro primo script dalla puntata precedente.
Scrivetelo con un editor di testo, la vostra distribuzione ne avrà
accluso uno (cercate nei menù nomi come text editor).
In caso di emergenza, potete usare emacs (il tradizionale editor
professionale), oppure buon vecchio "vi", in dotazione
a tutti i sistemi Unix. Occhio che non è esattamente semplice da
usare!
Un paio di dritte per il vi: aprite il file col comando vi
ciao.pl, e avrete davanti a voi un file vuoto. Per scrivere,
dovete passare in modalità inserimento premendo il tasto i,
scrivere quello che volete e poi uscire dalla modalità inserimento
col tasto Esc. Quando invece non state inserendo, potete
usare comandi come cancellare un carattere (x), cancellare
una linea (dd), muovervi nel file (le quattro frecce),
uscire salvando il file (ZZ), uscire senza salvare (:q!).
Ci sono un altro centinaio di comandi che trovate nella man page.
Se trovate tutto questo molto cervellotico (per non dire peggio),
siete in ottima compagnia!
Se invece preferite usare emacs, aprite il file scrivendo emacs
ciao.pl. A questo punto siete in modalità di editing e il
tutto funziona circa come il vecchio edit del DOS. Per salvare il
file usate le seguenti combinazioni di tasti: Ctrl+X e subito dopo
CTRL+V, per uscire dalleditor invece usate le combinazioni
CTRL+X,CTRL+C. Queste sono le due combinazioni fondamentali da ricordare,
ci sono poi altre che trovate nel man e che servono ad esempio per
fare il copia e incolla, per muoversi su e giù di una pagina
Salvato il file col nome di "ciao.pl", provate ad eseguirlo
nella solita maniera: fate "cd" nella directory dove avete
salvato lo script (esattamente come col DOS), e date il comando
perl ciao.pl
dovreste vedere il "Ciao!" di risposta dello script.
Adesso passiamo ad un altro modo, che sfrutta le caratteristiche
tipiche di Unix. Per prima cosa, scopriamo in quale directory è
stato messo l'interprete Perl. Diamo il comando "which perl",
e annotiamoci la risposta. Adesso modifichiamo il nostro script
Perl, aggiungendo una linea in cima, in modo che appaia così:
#!/usr/bin/perl
print "Ciao!";
nella prima riga occorre scrivere i due simboli "#!",
più la directory dove si trova l'interprete, così come ce l'ha fornita
il comando which. Quella che vedete è la più probabile, ma potreste
avere risposte diverse. Fidatevi di quello che dice which.
Il passo successivo è di rendere eseguibile il nostro script, cioè
dobbiamo dire al Linux di trattarlo come i files ".exe"
sotto windows. Per far ciò, diamo questo comando: "chmod +x
ciao.pl".
"chmod" sta per CHange MODe, e cambia quelli che sono
noti come i permessi del file. Nel nostro caso, stiamo aggiungendo
il permesso "x", cioè quello di esecuzione. Una volta
fatto il chmod, il nostro file è un comando eseguibile a tutti gli
effetti. E in quanto tale, dovrebbe stare in una directory
tipo /usr/bin. Noi invece lo abbiamo nella nostra directory, e Linux
quando cerca i comandi ignora la directory corrente. Dobbiamo dirglielo
esplicitamente.
Insomma, dobbiamo dare questo comando:
./ciao.pl
(punto-slash-ciao.pl) e lo script verrà eseguito esattamente come
prima. In realtà il file viene aperto, e Linux legge la prima riga.
Capisce quindi che va eseguito tramite il Perl, e lancia l'interprete
Perl per eseguire il nostro file. Lineare, vero? :-)
Questo modo di eseguire gli script può sembrarvi un po' tortuoso,
ma ha un vantaggio: chi usa lo script non deve neppure sapere quale
interprete usare, ci pensa il sistema operativo a farlo partire
per lui. Perché, ed è bene che lo sappiate, il Perl non è l'unico
linguaggio in cui si possono fare gli script. Unix comprende una
mezza dozzina di strumenti adatti allo scopo, ognuno con vantaggi
e svantaggi. Ma tutti quanti hanno lo svantaggio di essere, perlomeno
a chi è nuovo di Unix, più oscuri e incomprensibili del Perl, e
anche più limitati.
Lauto-esecuzione degli script è utilissima nel caso questo
debba essere eseguito da un server web. In effetti, utilizzeremo
estesamente questo modo di esecuzione nel corso di CGI che inizierà
tra poco.
Conclusione
Finisce qui il nostro breve giro nel mondo Linux. Sicuramente non
è stato facilissimo seguirmi fin qui, ma spero neppure troppo difficile.
Se volete continuare da soli, non posso che esortarvi a farlo: essere
esperti di Unix è la linea divisoria tra l'informatico medio e quello
di elite, e capirete molti dei meccanismi nascosti che sui sistemi
Windows sono celati di proposito all'utente.
Nel resto del corso, farò del mio meglio perché il sistema operativo
che state utilizzando sia ininfluente. Perciò, sia che siate rimasti
con Windows, sia che abbiate abbracciato Linux, state pronti per
la prossima puntata, dove inizieremo a scrivere programmi più interessanti
di un semplice ciao.
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