Iniziamo oggi a conoscere più in dettaglio uno dei più importanti SO di tutti
i tempi, il mitico UNIX, che ci farà compagnia per un buon numero
di lezioni, durante le quali avremo modo di scoprire un sacco
di cose interessanti.
Nella lezione 7
abbiamo appreso alcune interessanti notizie sulla storia di questo
fondamentale sistema, ma un altro piccolo approfondimento è necessario
per comprenderne la realtà attuale.
Le prime versioni di UNIX furono di proprietà della AT&T's
Bell Laboratories, ma la possibilità di accedere al codice completo
del sistema (allora free) spinse molti sviluppatori a creare le
proprie differenti versioni, anche (e soprattutto) commerciali.
Università, istituti di ricerca, enti governativi e compagnie
di computer sfruttarono la potenza di UNIX per sviluppare molte
delle tecnologie ancor oggi utilizzate in gran parte dei sistemi
operativi.
Il CAD (Computer Aided Design, ovvero progettazione assistita
dal computer), i sistemi di controllo delle industrie, le simulazioni
di laboratorio e la stessa Internet (solo per citare alcuni esempi)
nacquero con e per i sistemi UNIX.
Nel 1972 Dennis Ritchie and Ken Thompson, i “genitori”
di UNIX affermavano: "...the number of UNIX installations
has grown to 10, with more expected..." e le loro attese
non furono deluse.
Ben presto infatti, molte compagnie di computer, grandi e piccole,
come IBM e Sun Microsystems solo per citare le più famose, cominciarono
a commercializzare versioni proprietarie, ottimizzate per le proprie
architetture ed arricchite con nuove funzionalità.
Tra le tante università che per prime acquistarono UNIX, particolare
importanza ha assunto l'Università della California di Berkeley,
che modificò il sistema in maniera sostanziale, creandone una
delle versioni più apprezzate e diffuse, la BSD (Berkeley
Software Distribution).
Tra le più rilevanti innovazioni, introdotte soprattutto dalla
versione 4BSD, occorre ricordare l'utilizzo della memoria
virtuale e della paginazione, la possibilità di usare nomi di
file lunghi più di 14 caratteri, il miglioramento della gestione
dei segnali e un protocollo di rete, il TCP/IP, che divenne
ben presto uno standard de facto, più usato di ogni altro
standard ufficiale.
Come poterono verificare gli acquirenti dei primi sistemi nati
da progetti indipendenti, sebbene i vari UNIX fossero disponibili
dappertutto, raramente erano in grado di cooperare o convivere
risorse senza significativi investimenti di tempo e sforzi per
renderli effettivamente operativi.
Il marchio UNIX divenne ben presto onnipresente, applicato ad
una moltitudine di prodotti differenti e incompatibili.
Nei primi anni '80 la proliferazione e la diffusione dei vari
dialetti di questo sistema fu notata dalle industrie, che cominciarono
ad interrogarsi circa l'idoneità di UNIX a soluzioni di tipo business.
A metà degli anni '80 il dibattito su potenzialità e debolezze
dei sistemi UNIX era accesissimo, sovente alimentato dalle dichiarazioni
degli stessi venditori che cercavano di proteggere i propri sistemi
dai denigratori.
Il risultato fu che, nello sforzo di differenziare ulteriormente
i loro prodotti per aumentarne la competitività, le compagnie
continuarono a svilupparli aggiungendo nuove funzionalità.
Nel 1984 un gruppo di venditori, preoccupati dalla continua invasione
dei loro mercati da parte delle maggiori compagnie, svilupparono
il concetto di sistemi aperti (open systems).
Concepire un sistema aperto significa far sì che esso sia in grado
di comunicare e cooperare, entro certi limiti e secondo certe
modalità, con altri sistemi non necessariamente identici ad esso.
Il raggiungimento di questo obiettivo necessitava di opportuni
accordi su specifiche standard, che fossero da tutti rispettate.
Venne perciò formata la X/Open Company Ltd, cui venne demandato
il compito di definire un ampio ambiente di sistemi aperti, compito
attualmente mantenuto da The
Open Group.
X/Open scelse il sistema UNIX come piattaforma base dei sistemi
aperti, ma la risoluzione del problema era ancora lontana.
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